a cura di A. Giannetti

Come possiamo constatare dall’elenco delle vittorie mancanti del drappellone, fin dal XVIII secolo alle contrade vincitrici del palio veniva consegnato un premio in denaro, all’epoca 50 o 60 tolleri di luglio e 40 di agosto. Negli stendardi del palio di luglio si mantenne l’uso di dipingere l’immagine della Madonna di Provenzano e gli stemmi dei tre Deputati della Festa che provvedevano alle spese versando per il Palio trenta tolleri ciascuno: un terzo della somma raccolta era destinata a far fronte alle spese di organizzazione della corsa, mentre i due terzi costituivano il valore del premio spettante alla contrada vincitrice.

Per i drappelloni per le ricorse del 1700 la contrada organizzatrice vi faceva dipingere o il proprio Santo Patrono o la Madonna Assunta, e i tre stemmi dei Nobili protettori, perché avevano concorso alle spese della manifestazione. Nel 1701 la Contrada dell’Oca in segno di felicità per la vittoria riportata il 2 luglio, chiese l’autorizzazione al Governatore di far ricorrere un palio in  agosto, questa carriera fu chiamata ricorsa, destinando alla manifestazione i 60 tolleri vinti: 20 tolleri furono utilizzati per le spese della sua organizzazione e 40 costituirono il valore del nuovo premio per la contrada vincitrice. La corsa fu indetta per il giorno 16 in quanto il 15 tradizionalmente veniva disputato il palio alla lunga dell’Assunta per le strade della città. Ciò spiega la differenza anche oggi esistente nel premio delle due corse: maggiore in luglio, perché corrispondente ai 60 tolleri elargiti dai Deputati della Festa della Madonna di Provenzano; minore in agosto, pari a 40 tolleri. La corrispondenza è puramente simbolica poiché il premio corrisposto oggi dall’Autorità Comunale, (70 monete a luglio e 50 d’agosto) è in “riproduzioni” e non in “tolleri”. Nell’ 800 fino a meta del 1970 il premio che veniva consegnato alle contrade vincitrici consisteva in una dichiarazione ufficiale della vittoria conseguita, (l’ultima a noi consegnata è del 2.7.1974) con su scritto: “Il Sindaco su conforme decisione dei giudici di campo attesta che la tradizionale corsa del Palio eseguita sul Campo il giorno … (data della carriera), fu vinta dalla Contrada .…nome), con il fantino … (nome), conseguendo la sua … (n° della Vittoria), con firme del Sindaco e del Segretario Generale”, ed un assegno delle vecchie lire che equivaleva al prezzo di mercato dell’argento nella quantità di 1404 grammi per Luglio e  936 grammi per Agosto. Nel 1981 l’allora Sindaco Mauro Barni sostenne che non era giusto che nel Palio ci fosse un premio in denaro tra l’Amministrazione Comunale e le Contrade così fu deciso la modifica dell’articolo 95 del Regolamento per il Palio. Alle contrade vincitrici oltre al drappellone di seta dipinto, da quella data, vengono assegnate monete d’argento riproducenti quelle dell’antica Repubblica Senese, 70 per luglio e 50 per agosto, stabilendo anche la ditta depositaria del conio ufficiale. Per quanto riguarda i palii straordinari viene stabilito di volta in volta dal Comune se sia da assegnare il premio in denaro ed in quale misura. Questo atto della consegna delle monete, vuole anche significare in modo ufficiale l’iscrizione nei registri comunali del nome del fantino e della contrada vincitrice. Passiamo ora a descrivere le due monete. A luglio viene consegnata la riproduzione dello “Scudo d’oro del Sole”, il cui conio fu battuto per la prima volta a Siena il 31 gennaio 1532. La moneta prende il nome dalla presenza di un piccolo sole posto in alto all’inizio della leggenda; nel cerchio lineare la scritta “Sena Vetus Civitas Virginis” con segni di interpunzione a forma di rosette, al centro uno scudo accartocciato con dentro la lupa con la testa retrospicente nell’atto di allattare i gemelli. Sul retro una croce fogliata (con braccia terminanti a forma di foglie) con un piccolo quadrato al centro ed intorno nel cerchio lineare la dicitura del Palio di luglio a cui si riferisce.

Ad agosto la riproduzione è quella del grosso o giulio da 40 quattrini. A Siena la dizione Giulio apparve per la prima volta in un documento del 16 giugno 1540. In alto nel cerchio lineare riporta una piccola croce e la scritta “Sena Vetus Civitas Virginis” con segni di interpunzione a punto, in centro il busto della Beata Vergine nimbata e velata, con ai lati due cherubini, che tiene il manto allargato a protezione della città di Siena, in basso le mura con a sinistra Porta Camollia. In questa moneta la Vergine prende il posto della lupa per ricordare la dedizione della città alla Madonna. Sul retro una Vittoria alata stante di fronte, con la mano destra alzata ad indicare il cielo, dal quale cade la rugiada divina, sulla mano sinistra tiene un ramo di palma, che sta a ricordare il successo delle armi senesi, intorno nel cerchio lineare la dicitura del Palio di agosto a cui si riferisce. 

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Data : 31 Marzo 2017

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