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a cura di Aldo Giannetti

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Il copricato a forma ovoidale che a Siena viene indossato dai fantini il giorno del Palio viene chiamato zucchino è dipinto con i colori della propria contrada e serve per proteggersi dalle cadute durante la corsa. Quando a metà del 1600 in piazza del Campo, si inizia a correre il palio alla tonda, nasce allora l’esigenza di dotare i fantini di una maggiore protezione. Durante le corsa del Palio, come dice l’articolo 84 del suo regolamento, la protezione alla testa usata dai fantini è chiamata “zucchino”. Altri termini che, nel passato hanno definito questo copricapo erano, zucchetto e zuccotto, con il significato di berretto a forma di calotta emisferica. Nei verbali delle deliberazioni della nostra contrada riguardo al palio vittorioso del 2 luglio 1704, si cita la caduta del “cuffino” (tuffino=piccola cuffia). Durante il XVIII ed il XIX secolo, come testimoniano dipinti e rappresentazioni d’epoca, i fantini indossavano elmetti di metallo alti e bombati, molto pesanti, che venivano rifiniti con orecchielle molto grezze, attaccate con cerniere metalliche o piccole viti; all’interno un rivestimento fatto con uno spesso strato di cuoio, al quale si aggiungevano ovatta o altri materiali morbidi reperiti al momento per consentire al fantino una migliore calzatura. Infine veniva dipinto con i colori direttamente sopra il metallo.

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Caratteristica del tempo era collocare nel centro della calotta un piccolo pennacchio con i colori della contrada, questa tradizione fu tolta intorno al 1835. Nel corso del ‘900 ogni contrada aveva uno o al massimo due zucchini, e venivano costruiti dai fabbri-ramai nei laboratori di ferro battuto. Si usava come base un disco tondo in metallo, prima in ferro e successivamente in alluminio di due o tre millimetri riscaldato sui carboni ardenti della fucina e battuto in una prima fase sull’incidine con speciali martelletti “stondati” fino a raggiungere la forma di una calotta. In un secondo momento si piegava ancora per formare le due tese fatte in varie foggie e misure secondo le caratteristiche peculiari di alcune contrade. Molti zucchini avevano l’imbottitura di cuoio di vario spessore, fissata sull’alluminio con punti di corda visibili anche dall’esterno. Una caratteristica degli zucchini, conservata anche in quegli odierni, era la presenza di “borchie” più o meno stondate e di “orecchielle” di diversa foggia: di un solo pezzo, a due o tre stonature, a quadrati, a mezzaluna, a greche.

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Una successiva trasformazione “tecnica” è avvenuta alla fine degli anni ’80 con l’introduzione della fibra di resina e con un’imbottitura in materiale sintetico e antiurto che raggiunge la massima protezione in caso di cadute. Al corpo centrale venivano aggiunte le due tese in alluminio, fissate con dei “ribattini”, ricoperti con stucco metallico e lisciato con carta abrasiva, per rendere la superficie pronta per la pittura. Oggi lo zucchino in fibra di resina, prodotto in serie, comprende le due tese, raggiungendo così la massima sicurezza. A questo modello base basta aggiungere un leggero strato di colore base di fondo, le due “orecchielle” in alluminio imbottite, fissate alle due “borchiette” laterali ed il tutto e pronto per la pittura con i motivi caratteristici di ogni contrada.

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Ora incentriamo l’attenzione sugli zucchini della nostra contrada. Come sappiamo l’araldica definisce i nostri colori rosso e giallo listato di bianco, ma come possiamo vedere nelle raffigurazioni pittoriche dei paliotti del secolo XIX ed anche negli zucchini conservati nel museo, il Valdimontone, salvo rarissime eccezioni, ha mantenuto sempre nella calotta la caratteristica foggia a sei spicchi rossi, bianchi e gialli ripartiti in parti uguali: i due spicchi bianchi sono volutamente dipinti in posizione centrale, davanti e dietro, per differenziarsi dai simili colori base di altra contrada.

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